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Volume 31 - Anno 2019 - Numero 2

Perception of rubella risk in pregnancy: an epidemiological survey on a sample of pregnant women

doi:10.7416/ai.2019.2278

di A. Facciolà, R. Squeri, C. Genovese, V. Alessi, V. La Fauci

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Background
Rubella is a common exanthematous viral disease all over the world. The disease can be prevented by administering a safe and effective vaccine, and in Italy it is subject to reporting obligations. A national plan for the elimination of measles and congenital rubella (in Italian “PNEMoRC”) was approved in 2003 and updated in 2010. This plan originally aimed at reducing the susceptible target population (women in fertile age, 15-49 years old) to below 5% and at eliminating the congenital form of rubella by 2015, a goal which has not been achieved yet

Study Design
Our research work was focused on a convenience sample of pregnant women attending the antenatal classes at the two main hospitals in Messina, Sicily (Italy)

Methods
After we obtained an informed consent, we administered to 200 Italian and foreign pregnant women an anonymous questionnaire reporting socio-demographic characteristics, type of gynaecological assistance and information received about Rubella serological status

Results

The mean age was 30.6 years ± 5.45. The majority of these women were married, at work and with a high educational level. Most of them (75.3%) reported to be assisted by a private gynaecologist, while only 24.7% used a public facility. A remarkable percentage (62.8%) of these women reported to be serologically negative at the anti-rubella antibodies test, but, only 7.5% of them reported to have passed the anti-rubella antibody test before the conception
Conclusion
Our results clearly show that we are still far from achieving the elimination of rubella risk in pregnancy. We are facing a cultural gap perhaps also due to a generalized loss of “historical memory” about the impact that infectious diseases have had in the past in terms of mortality and morbidity. In fact, alongside the considerable drop in vaccination coverage in the recent years, our research also reveals a reduced focus on pre-conceptional testing and limited awareness of associated risks. Furthermore, we correlated the serological status with the sociodemographic characteristics of these women and found a statistically significant correlation with their age and their educational level (P<0.05). A lot still needs to be done to improve the situation; in particular, better education at various levels could considerably increase the awareness among women about this relevant public health issue



Riassunto

La percezione del rischio della rosolia in gravidanza: indagine conoscitiva su un campione di donne incinte

Premessa
La rosolia è una malattia esantematica di origine virale comune in tutto il mondo. In Italia, la malattia è soggetta a notifica obbligatoria e può essere prevenuta grazie alla somministrazione di un vaccino efficace e sicuro. Nel 2003 è stato approvato il Piano Nazionale di Eliminazione del Morbillo e della Rosolia Congenita (PNEMoRC), che è stato aggiornato nel 2010. Il Piano aveva lo scopo di ridurre la popolazione target suscettibile (donne in età fertile, di età compresa tra 15 e 49 anni) al di sotto del 5% ed eliminare la forma congenita della malattia entro il 2015

Disegno dello studio
La ricerca è stata effettuata su un campione di convenienza di donne in gravidanza che frequentavano i corsi preparto presso i due principali ospedali della città di Messina, in Sicilia

Metodi
Dopo aver ottenuto il consenso informato, abbiamo somministrato un questionario anonimo a 200 donne italiane e straniere. Il questionario conteneva domande inerenti le loro caratteristiche socio-demografiche, il tipo di assistenza ginecologica ricevuta e informazioni sullo stato sierologico della rosolia

Risultati
L’età media delle donne in studio era di 30,6 anni ± 5,45. La maggior parte di esse era sposata, lavoratrice e con un alto livello di istruzione. Il 75,3% ha dichiarato di essere assistita da un ginecologo privato; il resto (24,7%) era seguita presso una struttura pubblica. Una percentuale elevata (62,8%) ha, inoltre, dichiarato di essere risultata negativa alla ricerca degli anticorpi anti-rosolia. Infine, solo una piccolissima percentuale di esse (7,5%) ha dichiarato di aver effettuato la ricerca in epoca preconcezionale

Conclusioni
I nostri risultati evidenziano chiaramente che siamo ancora lontani dal raggiungimento dell’eliminazione del rischio rappresentato dalla rosolia in gravidanza. Ci troviamo di fronte ad un vuoto culturale forse dovuto, tra l’altro, alla perdita di “memoria storica” sull’impatto che le malattie infettive hanno avuto in passato sulla morbosità e sulla mortalità. La nostra ricerca rivela anche una notevole riduzione nell’attenzione data all’analisi preconcezionale e nella consapevolezza dei rischi associati, evidenziata anche dal considerevole calo delle coperture vaccinali verificatosi negli ultimi anni. Inoltre, correlando lo stato sierologico dichiarato dalle donne con le loro caratteristiche socio-demografiche, abbiamo evidenziato una correlazione statisticamente significativa con l’età e con il titolo di studio (P<0,05). Bisogna fare ancora molto per migliorare la situazione. In particolare, migliorare l’informazione a vari livelli potrebbe aumentare notevolmente la consapevolezza delle donne su questo importante problema di sanità pubblica


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