Test genetici in oncologia e comunicazione intrafamiliare: autonomia vs responsabilità
doi: 10.7417/CT.2015.1878
di
M.L. Di Pietro, F.R. Di Raimo, A.A. Teleman, P. Refolo
Riassunto
L’esecuzione di un test genetico consente di acquisire - a differenza di altre procedure diagnostiche - conoscenze non solo su un singolo paziente, ma anche su quanti gli sono geneticamente relati (“parenti genetici”). Invocando l’esercizio della propria autonomia, un paziente può - però - giustificare la propria volontà di non volere con+oscere il risultato del test o di non informare i parenti genetici sul loro rischio di sviluppare la stessa patologia, anche nel caso in cui siano disponibili interventi preventivi e trattamenti terapeutici. Si pone, dunque, l’interrogativo di come si possa conciliare il “diritto alla conoscenza” dei parenti genetici con l’eventuale volontà del paziente di non informare o di non voler conoscere. Tra i molti dilemmi morali che questo ambito può generare, il contributo ha l’obiettivo di rispondere a tale interrogativo e di approfondire alcuni aspetti della comunicazione intrafamiliare concernente l’uso dei test genetici in oncologia
Abstract
Genetic test for cancer and intra-family communication: freedom vs. responsibility
Genetic tests affect not only single patients but also their genetic relatives. In some cases, they in fact allow to acquire information not only about a single patient, but also about those who are genetically linked (genetic relatives). By appealing to the principle of autonomy, the patient can refuse to be informed of the test result, or to inform their relatives on the risk of a pathology. How might the relatives’ right to know be reconciled with the will of a patient who refuses to know or to inform? Among the large number of moral dilemmas that this field can raise, the article aims to reply to the above mentioned question and to analyse in depth some aspects of intra-family communication within the field of genetic tests for cancer
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